ascesa invernale al rifugio benigni con pernottamento nel locale invrnale

Capodanno in quota al bivacco invernale del rifugio Benigni

CHI BEN COMINCIA È A METÀ DELL’OPERA

Questo 2019 lo abbiamo cominciando proprio alla grande: abbiamo salutato il 2018 con l’ascesa invernale al rifugio Benigni e, pernottando nel locale invernale del rifugio stesso, abbiamo dato il benvenuto al nuovo anno.

C’è da dire che il canalino innevato che porta rifugio Benigni inizialmente ci aveva destato non poco timore, ma la soddisfazione finale di aver portato a compimento questa nuova avventura… ha avuto la meglio su tutto 🙂

Ma veniamo a noi

È dall’anello del Bolettone con la neve dello scorso anno che pensiamo e ripensiamo di passare il capodanno in un rifugio di montagna

Ma, purtroppo, festeggiare l’arrivo del nuovo anno in quota sembra che non fosse solo una nostra volontà e, soprattutto, non è nemmeno una cosa appannaggio dei soli frequentatori abituali della montagna, anzi… tra prezzi alle stelle e rischio di trovare trombette squillanti e trenini di mezzanotte ovunque, alla fine stavamo quasi per desistere dal farlo.

Il torrente ghiacciato lungo il sentiero 108, che conduce al rifugio Benigni in Alta Val Brembana

Alla fine cercavamo “solo” un posto che ci permettesse di passare l’ultimo dell’anno:

  • in quota;
  • in tranquillità;
  • senza svenarci;
  • sulla neve;
  • provando i ramponi presi a noleggio allo Sport Specialist, prima di acquistarli in vista delle prossime “sfide” montane.

Inizialmente avevamo ipotizzato anche un’ascesa al rifugio Brioschi, in vetta alla Grigna Settentrionale.

Quanta gente vuoi che salga fin lassù se non esclusivamente frequentatori abituali della montagna?” dico a Claudia mentre cerco di farmi venire qualche idea e proseguo “specialmente poi in questo periodo che l’unico accesso rimasto è quello dal Cainallo e dai paesi a valle“.

Ma sulle Grigne e sul Resegone quest’anno la neve si stava facendo desiderare e così la Grigna Settentrionale e il rifugio Brioschi non potevano fare al caso nostro!

Poi, all’improvviso, il genio: “perchè non il rifugio Benigni in Alta Val Brembana?

Il rifugio Benigni è stata, la scorsa estate, la nostra prima meta delle valli bergamasche. Lo avevo scoperto seguendo l’hashtag #mountains su Instagram e lo avevo messo nella nostra bucket list [cose da fare, nda] della montagna.

Poi un sabato mattina, indecisi come sempre su dove andare, abbiamo preparato i nostri zaini e siamo partiti, destinazione rifugio Benigni, in alta Val Brembana.

Vuoi per la posizione, vuoi per il panorama, vuoi per la flora e per la fauna, vuoi per la cucina del rifugio e per il laghetto naturale annesso… ce ne siamo letteralmente innamorati. Ma questa è un’altra storia!

Fase dell’acquisizione e analisi delle informazioni: preparazione per il capodanno in quota al Rifugio Benigni

Sapevo già, dall’ascesa estiva, che il rifugio Benigni è chiuso nel periodo invernale.

Ma ricordavo bene che il locale invernale [che in estate viene usato come “rimessa” degli zaini degli escursionisti che si fermano a mangiare, nda] rimane aperto anche durante la chiusura del rifugio e così ho iniziato a programmare il nostro capodanno.

Per prima cosa, ho voluto accertarmi, che almeno li ci fosse neve e che nel canalino non si fossero formate delle cascate di ghiaccio. Una pratica alpinistica, quest’ultima, assolutamente al di fuori delle nostre capacità tecniche e dell’attrezzatura in nostro possesso.

Mi sono quindi collegato al mio account Instagram e, cercando l’hashtag #rifugiobenigni, mi sono accertato che qualcuno nei giorni precedenti fosse salito in quota.

Una volta trovato quello che cercavo, e assicuratomi che ci fosse neve, ho scritto ad un ragazzo che era salito proprio un paio di giorni prima per chiedere informazioni riguardo la situazione al canalino.

Tranquilli ragazzi, la neve è morbida e si sale tranquillamente con l’aiuto di ramponi e bastoncini. Si sprofonda in alcuni punti lungo il canalino, nella conca successiva e sull’ultima salita, ma nulla di che. Andateci senza troppi timori“.

canalino innvevato sentiero 108 rifugio benigni
Il canalino innevato che, lungo il sentiero 108, conduce al rifugio Benigni

Così, preso carta e penna, ho iniziato a buttare giù una lista delle cose da portare. Come prima della partenza per un lungo viaggio, è il mio modo di evitare di lasciare qualcosa di importante a casa.

Una volta completata la mia “lista della spesa”, ho iniziato a mettere insieme le cose che avevamo già a disposizione e fatto l’elenco di quello che avremmo dovuto comprare e di ciò che avrei dovuto prendere in ufficio, compreso lo zaino alpino [che verrà sostituito nell’operazione dallo zaino Ferrino Finisterre 38 preso con la raccolta punti dell’Esselunga e ritirato proprio il giorno prima di partire, nda].

Completata anche questa fase, abbiamo iniziato i nostri giri per recuperare tutto ciò di cui avremmo avuto bisogno, a cominciare dai ramponi, presi a noleggio, per il “test”, allo Sport Specialist.

Ma cosa faremo una volta in quota oltre a mangiare e aspettare la mezzanotte per un brindisi?

A rispondere alla domanda di Claudia, ci pensa il signor Esselunga. In uno dei biglietti ricevuti con la spesa infatti, c’era un bel Monopoly Esselunga che aspettava solo di entrare nello zaino 🙂

Recuperato così tutto il materiale necessario a raggiungere lo scopo, messo sotto carica luci, lucine, telecamere e macchina fotografica, ritirato all’Esselunga lo zaino Ferrino Finisterre 38 [preso con la raccolta punti Fidaty, nda] e passati al Decathlon per acquistare due lampade frontali “minima spesa, massima resa”, una volta a casa abbiamo sistemiamo tutto negli zaini e aspettato l’indomani.

Il nostro ultimo dell’anno al Rifugio Benigni

Ci alziamo con una relativa calma e fatto un double check del materiale e una abbondante colazione, ci mettiamo in macchina, direzione Cusio in Alta Val Brembana.

Ce la prendiamo comoda, sia a casa che lungo la strada: pernotteremo in quota e quindi possiamo affrontare questa nuova avventura con una certa disinvoltura e una certa calma.

Quando arriviamo a Cusio, più precisamente in località Siocc (quota 1508 mt), in prossimità dell’attacco del sentiero 108 che ci porterà al rifugio Benigni contiamo giusto un paio di macchine. Come sospettava Claudia, misà tanto che saremo proprio solo noi e la montagna questa volta.

Calziamo gli scarponi, apriamo i bastoncini da montagna, mettiamo gli zaini in spalla e, con passo lento ma deciso, ci incamminiamo in salita verso il rifugio Benigni

Quando usciamo dal bosco, in prossimità della Casera Valletto (1782 mt), di fronte a noi si apre una vista incantevole, la stessa che qualche mese prima ci aveva fatto innamorare.

capodanno al rifugio benigni alta valle brembana
La casera Valletto e l’incantevole panorama che si apre alla nostra vista una volta usciti dal bosco. Foto Claudia

Fino a qui niente neve. Proseguiamo il nostro cammino fino ad incrociare un torrente, che in questo periodo dell’anno è ghiacciato. È ancora presto per calzare i ramponi, così aggiriamo le zone ghiacciate del torrente passando su alcuni sassi scoperti.

La salita riprende irta, arrampicandosi lungo il fianco della montagna su un sentiero realizzato ad opera d’arte. Strada facendo, incrociamo due escursionisti, intenti a tornare a valle dopo una bella passeggiata in montagna all’ultimo dell’anno.

La prima neve inizia a fare capolino sul sentiero e noi, con passo fermo e sempre più deciso, incalziamo il ritmo fino a raggiungere dei tavoli in legno nella conca sotto al Passo Sulmarano.

Il canalino innevato è di fronte a noi. Ci fermiamo per calzare i ramponi e rimettere le giacche. Il sole inizia a scomparire dietro la montagna e il vento soffia veramente forte e gelido

Poco dopo raggiungiamo la base del canalino e, una volta ai sui piedi pronti per affrontarlo, la montagna ci da il benvenuto con qualche sasso (accompagnato da pezzi di ghiaccio) che si stacca dalla parete alla nostra destra. “Nessun timore Cla, è solo qualche pezzo di ghiaccio che ci stacca a causa del vento forte. Se vuoi, la chiudiamo qui e andiamo a dormire al Monte Due Mani che tanto la tenda è in macchina!“.

Ma Claudia non si da per vinta e allontanato il timore iniziale, puntiamo i ramponi nella parete di neve e, aiutandoci con i bastoncini da trekking, risaliamo il canalino innevato sprofondando nella neve in un paio di punti.

canalino innevato sentiero 108 per il rifugio benigni
In salita lungo il canalino innevato che conduce al rifugio Benigni. Foto Claudia

Una volta in cima, più che soddisfatti del risultato, tiriamo un bel sospiro e riprendiamo il cammino. Il Rifugio Benigni è li sopra noi, ma ci vorrà ancora una mezz’ora buona per raggiungerlo.

Il peso dello zaino inizia a farsi sentire oltre che appesantirci ancora di più contribuendo a farci sprofondare nella neve

Qua e la si vede la traccia lasciata dagli escursionisti che ci hanno preceduto nei giorni scorsi, ma solo nei punti dove sono sprofondati anche loro. Il resto delle tracce ci ha pensato il vento a cancellarle e a livellare nuovamente la neve.

In meno di mezz’ora guadagniamo il pianoro che porta al rifugio Benigni.

rifugio benigni alta val brembana
Il rifugio Benigni tra la neve, nella quiete più totale. Foto Claudia

Avremmo voluto salire in vetta alla Cima Piazzotti (m. 2349), ma siamo stanchi e, soprattutto, è meglio sistemare le cose per la notte dentro al bivacco invernale prima che il sole cali definitamente. Anche questa volta abbiamo una scusa per tornare da queste parti 🙂

Mentre togliamo lo zaino dalle spalle il sole, che tramonta dietro la montagna, ha quai compiuto il suo ciclo nell’emisfero boreale. Dalla parte opposta sorge la luna e in lontananza, da qualche casa, arrivano gli echi dei primi botti di capodanno

Al bivacco invernale del rifugio Benigni, come sospettava Claudia, non c’è nessuno. Siamo soli, e lo saremo per tutta la notte.

panorama con la neve dal rifugio benigni
Un ultimo sguardo al panorama prima che il sole tramonti definitivamente. È ora di prepararsi ad affrontare la notte nel bivacco invernale del rifugio Benigni

Dopo qualche foto, torniamo dentro al bivacco invernale del rifugio Benigni e iniziamo a preparare per dormire e per mangiare. Svuotiamo gli zaini e mettiamo tutte le cose al loro posto: da mangiare sul tavolo, da dormire su uno dei “letti”.

capodanno in quota al bivacco invernale del rifugio benigni
Ecco tutto l’occorrente per trascorrere il nostro capodanno in quota al bivacco invernale del rifugio Benigni

“Schiscio” l’interruttore della luce del bivacco ma niente… non funziona. Poco male, le luci frontali le abbiamo e con me ho portato anche la Lezyne che usavo per le uscite notturne in mountain bike e un’altra torcia tascabile. Non dovremmo aver problemi.

Prima che faccia buio, è meglio che prepariamo da dormire“, dico rivolgendomi a Claudia.

Le coperte nel bivacco non mancano, così ne metto una a mo di copri materasso in modo che il sacco a pelo matrimoniale (ho unito quelli che avevo portato di modo da poter dormire insieme) sia un po’ isolato. Un’altra coperta, incastrata sotto il materasso della cuccetta sopra di noi, funge da tenda in modo da isolare il nostro loculo. Un’altra coperta ancora la useremo come “copriletto” e il gioco è fatto…. dovremmo riuscire a superare la notte.

Preparato il nostro “giaciglio”, è il momento di pensare alla cena. Certo, sono solo le 18.00, ma fuori è quasi buio e noi abbiamo una bella fame.

Così prendo il fornello da campo, poggio la bomboletta del gas sullo spillo che serve a forarla, vado per chiudere le alette di fissaggio e… il gas butano inizia ad uscire copioso e a riversarsi sui miei guanti!

Cazzo, merda, fanculo” esclamo lanciando il fornello a terra. Praticamente la bomboletta si dev’essere abbozzata durante la salita proprio la dove dovrebbe far presa con la testa a spillo del fornello e così… siamo fottuti!

Ma, per fortuna, avevo previsto che qualcosa potesse non andare nel verso giusto e così, tirati fuori il fornello da campo della razione da combattimento dell’Esercito e i cubetti accendifuoco Weber, mi attrezzo per scaldare il riso precotto fuori dal locale invernale.

Recuperati un paio di sassi che avevo visto durante il giro di perlustra del rifugio, li compongo a cerchio, mettendone uno sul fondo. Ci poggio sopra il fornello, accendo il bricchetto Weber, metto sul fuoco la gavetta Ferrino (clicca QUI per acquistarla su Amazon) e aspetto che il tutto funzioni come dovrebbe!

cenone di capodanno alternativo al bivacco invernale del rifugio benigni
Eccomi intento nel riscaldare il nostro cenone di capodanno

Dopo qualche minuto ci siamo: il nostro cenone di Capodanno è pronto

Risotto (precotto) ai funghi Star e, a seguire prima della mezzanotte, panino con il prosciutto… scialo vero!!!

Mentre fuori il vento fischia forte, dentro il bivacco la temperatura staziona sui due gradi circa. A scaldarci, mentre giochiamo al Monopoly, vino, birra e una coperta sulle gambe. Il clima è buono, lo spirito è appagato.

monopoly e chianti al rifugio benigni
Chi l’avrebbe mai detto che un giorno avremmo passato un capodanno così?

Con l’avvicinarsi della mezzanotte gli echi dei fuochi d’artificio e dei botti di capodanno aumentano. Guardo l’orologio, mancano poco più di cinque minuti. Ripieghiamo il Monopoly con tutti i suoi accessori e siamo pronti per stappare il nostro mezzo prosecco in tempo!

Brindiamo a noi due, al nuovo anno e all’avventura che stiamo vivendo insieme, promettendoci che non sarà l’unica di questo 2019.

Usciamo fuori all’aperto per goderci lo spettacolo dei fuochi d’artificio nel buio più totale [vi ricordo che la luce interna del bivacco non funziona, tantomeno quella esterna, nda]. C’è un stellata incredibile, così ne approfitto per scattare qualche maldestra foto… eh si, è proprio ora di comprare una nuova macchina fotografica!

scattare foto alle stelle in montagna
La maldestra foto scattata alle stelle dal rifugio Benigni la notte di capodanno. Il fumo e la luce che si vedono dovrebbero provenire da qualche località sotto la cima Piazzotti

E visto che adoro i piani ben riusciti, credo che sia maturo il momento di accendere il primo Toscano Antico dell’anno. Me lo godo nel silenzio e nel buio più totali, prima di raggiungere Claudia nel nostro “nido”.

La notte passa un po’ tormentata, tra pensieri, qualche “alito” di freddo e il vento di tramontana che a tratti ci sveglia. Ce ne stiamo abbracciati nel nostro sacco a pelo matrimoniale. Quando riusciamo a prendere veramente sonno sarà ormai l’alba!

Il sole è già alto quando ci svegliamo. Fuori dal bivacco si sente qualche voce. Qualcuno ha raggiunto il rifugio Benigni per la prima escursione dell’anno.

Ci diamo una rassettata, prendo un cubetto accendifuoco Weber, riempio la tazza d’acciaio con dell’acqua ed esco fuori per scaldarla e prepararci un caffè solubile.

Mentre scambiamo quattro chiacchiere con i due escursionisti, ci godiamo il sole caldo seduti facendo colazione.

panorama sulla valle brembana dal rifugio benigni
Il sole è ormai alto quando ci alziamo dal letto. Usciamo a godercelo mentre facciamo colazione, prima di tornare a valle

Scattiamo ancora qualche foto, rassettiamo il bivacco, rimettiamo gli zaini in spalla, lasciamo sul posto una scatola di fagioli al vapore che potrebbe essere utile a chi si troverà in emergenza da queste parti, controlliamo di nuovo di aver preso tutti i nostri “impicciarelli” e via… è ora di incamminarsi e tornare a valle.

In discesa seguiamo le tracce dei due ragazzi di cui poco sopra. Lui si è detto salire al rifugio Benigni più e più volte durante il corso dell’anno e sicuramente conoscerà a menadito la via migliore per scendere 🙂

Lungo il canalino incontriamo un altra coppia di escursionisti intenti anche loro ad iniziare il 2019 con il piede giusto. Procedono in salita, nel verso contrario al nostro.

Ci fermiamo da una parte, diamo strada e aspettiamo che scattino anche un paio di foto. Due chiacchiere di rito e ognuno riprende il suo cammino.

canalino innevato sentiero rifugio benigni
Claudia in discesa lungo il canalino innevato

Bella la montagna, bella la gente che la sa vivere. Non ricordo in mountain bike, se non in qualche sporadico caso, di aver mai incontrato tanti altri appassionati così cordiali ed educati. Sono tutti troppo impegnati a badare al conta chilometri montato sul manubrio della loro bicicletta o al bip bip di Strava quando entrano in un segmento, in questa eterna sfida a chi ce l’ha più lungo… che amarezza!

Era dai tempi delle superiori che non passavo una notte all’addiaccio in montagna

Ci penso mentre completiamo la discesa del canalino. Erano veramente bei tempi; zero pensieri, zero sbattimenti, zero problemi… se non quelli che ci dava il prof di matematica all’ITIS 🙂

Oggi, più o meno, ogni volta che sono in montagna lo stesso stato d’animo mi accompagna, il che non è male. Riesco a godermi questi sconfinati spazi nella serenità più totale insieme alla mia fidanzata, cosa che credo sia una delle più belle a cui ogni uomo/donna possa aspirare: condividere la felicità delle piccole cose o di una passione insieme al proprio partner.
Come inizio dell’anno non c’è proprio male 🙂

Nel mentre, raggiungiamo la fine del canalino, proseguiamo ancora per un centinaio di metri fino ai tavoli di legno dove ci fermiamo per togliere i ramponi e alleggerire un po’ l’abbigliamento.

canalino di neve sentiero rifugio benigni
In fondo al canalino di neve a discesa ormai completata. Più difficile a dirsi che a farsi 🙂

Ma prima di proseguire con la discesa, un “brindisi rompi-tensione”, con un paio di sorsi a testa del prosecco avanzato dal brindisi di mezzanotte al rifugio Benigni, ci sta tutto!

Riprendiamo il cammino, come sempre, nel silenzio più totale; cercando di godere fino all’ultimo centimetro della natura incontaminata che ci circonda, dei suoi rumori, dei suoi odori… della serenità che mi sa regalare.

Arriviamo alla macchina che siamo un po’ stanchini, ma largamente soddisfatti.

Lungo la strada del ritorno ci fermiamo a Santa Brigida per un panino e una birretta in uno dei tanti bar aperti in questo primo giorno dell’anno (strano a dirsi, ma ce ne sono veramente tanti!), mentre dentro di noi un’emozione quasi indescrivibile pervade.

  • L’ascesa dal canalino innevato;
  • lo zaino in spalla;
  • il pernotto al bivacco invernale del rifugio Benigni in pieno inverno;
  • la serata stupenda a giocare a Monopoly;
  • dormire vicini dentro un sacco a pelo “matrimoniale”;
  • il risveglio in quota baciati dal sole;
  • la colazione all’aperto;
  • il fornelletto della naja;
  • due cuori, e un bivacco invernale.
Abbiamo portato a termine un’impresa epica per noi, come potrebbe essere altrimenti?
autoscatto dentro al bivacco invernale del rifugio benigni
Due cuori e un bivacco invernale 🙂
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9 pensieri su “Capodanno in quota al bivacco invernale del rifugio Benigni

  1. ymarti ha detto:

    Bravo, bello. Avventura top! Bellissimi i riferimenti all’esercito e alla tristezza dei pro della mountain bike. Foto davvero belle anch’esse!

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  2. Marco SognatoreFallito ha detto:

    Grandi! Veramente fichi!
    Ho sempre desiderato fare dei festeggiamenti alternativi: qualcosa di stravagante come una bivaccata anziché il chiasso delle feste tradizionali.

    Io e mia moglie abbiamo fatto insieme (e da soli) 1 sola volta una cosa del genere (assolutamente in estate) e…. non è andata male, ma nemmeno nei migliori dei modi. insomma, è stata un’esperienza, è stato bello, ma m’ha detto “mai più”. 😀
    Non è per niente rilassante trovarsi da soli, di notte, in cima a una montagna, a ore di cammino dalla prima anima viva.
    Abbiamo dormito ,sommando i minuti, forse un paio d’ore. Con uno scorpione che camminava sul soffitto e il vento che faceva tutti i rumori possibili…e anche quelli impossibili.

    Io da solo l’ho rifatto un paio di volte ed è stato tutto sommano molto bello, ma di dormire non se ne parla (e questa cosa mi fa un po’ incazzare).

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    • Marco Angeletti ha detto:

      well, diciamo che anche noi non ce la siamo passata proprio benissimo, soprattutto per una serie di situazioni contingenti che… mi hanno “costretto” ad estrarre il coniglio dal cilindro più di una volta 🙂
      Dormire in quota sembra essere utopia per molti, anche noi quando siamo stati al Brioschi abbiamo passato la notte quasi insonne… come in questo caso d’altronde. Claudia è stata sveglia praticamente quasi sempre, con nella testa il tarlo dei soccorsi (si era spaventata per i sassi/ghiaccio caduti proprio all’attacco del canalino).
      Un’esperienza nel complesso cmq molto bella e che ci ha lasciato le giuste “vibes” per magari ripeterci in estate… ma in tenda 🙂
      Io avevo cmq già avuto modo di provare questa esperienza quando da ragazzo si andava a dormire in montagna con tutta la “banda”. Certo, eravamo molti di più, avevamo molto più alcool e soprattutto ce ne sbattevamo anche di stare comodi…. si dormiva anche senza tenda e senza sacco a pelo 🙂

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      • Marco SognatoreFallito ha detto:

        😀 😀
        Mi fa piacere sapere che questa strana ansia quando si fanno queste cose in solitaria (o con la propria donna, che spesso è peggio) è abbastanza comune. E che non va sempre così liscio come appare leggendo gli affascinanti post degli altri 😀
        In compagnia di altre persone è completamente diverso: ho fatto ronfate incredibili, perché ci si sente protetti dal gruppo e anche i rumori più forti e spaventosi io non li ho nemmeno sentiti (me li hanno raccontati alla mattina).

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      • Marco Angeletti ha detto:

        eh si, a leggere i post degli altri (anche sui social) sembra andare sempre tutto alla grande. mai una sfumatura, mai un problema, mai “un’emozione” diversa… credo che sia per questo motivo che non mi trovo troppo spesso a leggere altri blog, non ci trovo le “vibes” che cerco invece di trasmettere quando scrivo. motivo per il quale i miei post decantano giorni, mesi, settimane e a volte anni nelle bozze ahahahah

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