L’economia circolare, Futur-e ed Enel

Enel tra le sei candidate finaliste al premio “The Circular” con il progetto Futur-e per l’economia circolare

ENEL
In occasione del World Economic Forum [lo stesso luogo da dove, nel gennaio 2016, è partita la quarta rivoluzione industriale, nda] viene annualmente assegnato il premio “The Circular”, un riconoscimento a persone o Aziende di tutto il mondo che hanno dato un notevole contributo allo sviluppo dell’economia circolare.

Ed Enel, con il suo progetto Futur-e, è tra le sei candidate finaliste al premio The Circular 2017, assegnato a Davos (Svizzera) durante il World Economic Forum 2017

enel candidata al premio the circular per l'economia circolare che viene assegnato annualmente al world economic forum
L’economia circolare, Enel e Futur-e

Ma cos’è l’economia circolare?

Premesse le infinite opportunità atte a reinventare il modo in cui realizziamo qualsiasi cosa ci torni utile durante la nostra esistenza, l’economia circolare rappresenta il modo più “salutare” e naturale per fare economia in quanto, come in natura, i prodotti vengono elaborati ed utilizzati per essere reimmessi poi nel ciclo biologico o tecnico.

Contrariamente a quanto accade nell’economia lineare (basata sulla ormai non più sostenibile teoria del “produci, consuma, butta”) quindi, nell’economia circolare i prodotti vengono pensati e prodotti per essere riutilizzati e produrre qualcos’altro, una volta che il loro ciclo di vita si è esaurito.

Basandosi sulla teoria “produci, consuma, recupera” l’economia circolare riduce i costi, aumenta i profitti e protegge l’ambiente in quanto utilizza energie rinnovabili per “realizzarsi”.

Ma come costruire un’economia basata sul riutilizzo al giorno d’oggi?

La risposta è semplice: con l’innovazione e la creatività, per ricreare e ridisegnare il nostro futuro.

Enel, l’economia circolare e Futur-e

Cosa è Futur-e?

Futur-e è il programma di Enel che prevede la riconversione di 23 impianti ormai dismessi, tra cui le centrali elettriche di Montalto di Castro (Viterbo) e Porto Tolle (Rovigo), per dare ai territori che li ospitano una nuova occasione e nuove opportunità di sviluppo, creando occupazione ed economia.

la mappa indica dove sono dislocate le centrali che rientrano nel programma di riconversione futur-e di enel
Dove sono dislocate le centrali oggetto di riconversione di Enel, con il progetto Futur-e

Come possiamo leggere sul sito di Enel, Futur-e èUn modello che pone al centro la sostenibilità del sistema per individuare in modo condiviso, attraverso bandi pubblici e concorsi di idee, possibili soluzioni circolari, sostenibili e di lungo periodo, in grado di trasformare queste 23 centrali in una nuova opportunità di sviluppo per il territorio”.

Il futuro, secondo Enel, è quindi un progetto comune da condividere con amministrazioni, imprese e popolazioni locali, con lo scopo di dare un nuovo futuro al paese, attraverso l’economia circolare e la tecnologia della quarta rivoluzione industriale.

Come?

Donando ad infrastrutture obsolete ed abbandonate un nuovo futuro, riconvertendole in qualcosa di nuovo e magari di un altro settore, come possa essere quello agricolo piuttosto che quello turistico per esempio.

Innovarsi per rinnovarsi

Innovazione, creatività e rinnovamento sono alla base della filosofia dell’economia circolare.

Viviamo in un’era in cui design, arte e cultura si fondono giornalmente insieme a temi come la sostenibilità, l’ambientalismo, la tecnologia, le energie rinnovabili e la condivisione.

Ed è qui che persone, idee e sinergie si incontrano per dare vita a moltissimi progetti che ruotano intorno alla filosofia dell’economia circolare.

Di esempi di progetti di economia circolare potrei citarne moltissimi: dalle borse e cinture di Garbage Lab ai funghi di Funghi Espresso, dalle angurie [non quelle che pensate voi maliziosi, nda] di Beyoncé e Watermelon WTR alle biciclette di Bicylced che prendono forma da automobili, per finire all’angolo delle occasioni di Ikea o al mio SONY VAIO ricondizionato ed acquistato ad un prezzo molto inferiore rispetto a quello di mercato.

La mia esperienza con l’economia circolare

Personalmente, e pensandoci bene, devo dire che il rapporto con l’economia circolare (mio e della famiglia dalla quale provengo) è positivissimo, e non è una cosa di adesso, anzi!

Acquisito concetti e filosofia dell’economia circolare, con un piccolo brainstorming ripercorro momenti della mia vita passata e presente e mi vengono in mente un’infinità di esperienze di economia circolare vissute in prima persona.

Anzi, in un contesto agro-pastorale come quello del mio paese di origine [Santa Rufina, Rieti nda], il concetto “produci, consuma, recupera” è spesso e involontariamente applicato giornalmente nell’economia famigliare. Forse da sempre!

Molte delle mie esperienze connesse con l’economia circolare sono infatti frutto di una “coscienza economica casalinga” che adattava (e adatta in molti casi ancora oggi) mezzi e materiali a disposizione per raggiungere lo scopo: dargli una nuova vita per risparmiare e fare, appunto, economia.

Altre poi possono essere invece frutto della mia creativa “vena artistica”, come per esempio, l’utilizzo di materiali di recupero quali plexiglas, assi di legno o sacchi di juta per realizzare alcune delle mie “opere” di action painting, donate poi ad aste locali organizzate nelle raccolte di fondi e per iniziative sociali.

omaggio a pollock opera in action painting realizzata secondo il principio dell'economia circolare utilizzando un foglio di plexiglas recuperata tra gli scarti da discarica nella ditta di un amico
Omaggio a Pollock (smalti su plexiglass 102×105)

Ed è qui che vi rubo ancora due minuti perchè vorrei raccontarvi un piacevole aneddoto

Un aneddoto che, secondo me, è molto in linea con i concetti di un’economia circolare applicata all’economia famigliare.

L’aneddoto vede protagonista mio padre in veste di “amante del fai-da-te nel tempo libero”.

Primi anni ’90.

Da qualche tempo mio padre aveva ultimato i lavori (fatti nel tempo libero dal lavoro) nella taverna della nuova casa dove ci eravamo trasferiti nel 1984.

Tra le tante cose che fece, nella taverna mio padre realizzò anche un camino rustico [utilizzando tavelle in cotto che un tempo erano state il pavimento o il sottotetto di una casa di famiglia, nda].

Il solo camino (pur avendo una bocca larga un metro e mezzo e alta un metro) non riusciva però a riscaldare tutto l’ambiente e, visto che vivevamo molto la taverna, bisognava trovare una soluzione.

A parte la classica stufa a legna si poteva:

  1. installare un paio di inguardabili termo convettori elettrici a pavimento;
  2. installare un sistema di “termo-convenzione” al camino;
  3. installare quattro termosifoni, che però stonavano con il doghettato in legno (o perline) che rivestiva i muri della taverna.

Tutte soluzioni comunque molto onerose, ma in qualche modo bisognava fare.

E tra le tre, la seconda esteticamente era la migliore e, a quei tempi, la più innovativa.

Tra un conto e un altro per far quadrare il bilancio famigliare, mio padre ebbe l’idea geniale e creativa di utilizzare il motore di una cappa da cucina inutilizzata (a seguito del trasloco nella nuova casa nel 1984) riconvertendolo a “convettore di aria”.

Messe insieme le idee, per realizzare il progetto ci volle un attimo e ancora oggi è funzionante.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Praticamente, il motore della cappa aspira l’aria e la rilascia in un tubo collegato (attraverso un buco nel muro) con un’area polmone fatta con delle piastre d’acciaio saldate tra di loro ed installata dentro al camino. L’aria (entrando nell’area di polmone resa incandescente dal fuoco acceso) si riscalda e, convogliata da un altro tubo, viene messa in circolo nella taverna aiutando a riscaldare l’ambiente.

Il progetto realizzato da mio padre agli inizi degli anni ’90 è quindi un ottimo esempio di economia circolare.

L’innovazione creativa di mio padre diede nuova vita alla cappa che ormai era destinata alla discarica, salvaguardando così l’economia famigliare, riducendo lo spreco e allo stesso tempo la produzione di “rifiuti”.

Oggi l’economia circolare è sempre più parte della mia vita quotidiana

Per esempio, utilizzo i fondi di caffè per concimare alcune piante del nostro urban garden o riutilizzo i barattoli dei pelati o della polpa Mutti Pomodoro come vaso per far germogliare i semi delle piante che vorrei far diventare dei bonsai.

Nel prossimo futuro invece, ho in progetto di realizzare sul balcone fioriere e scaffalature per le piante con degli euro pallet.

Continuate a seguire il mio blog, così magari potrete vedere le foto di questi progetti di economia circolare realizzati. 🙂

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