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Sette giorni in Nepal

Luoghi, persone, riti, alimenti, rumori, odori, tradizioni, emozioni, sensazioni, riflessioni ad occhi aperti. Il nostro Nepal in sette giorni, cose che voi “umani” non potete neanche immaginare

E non che io me la voglia “tirare” sul fatto che siamo stati in Nepal con questo “cose che, voi umani non potete neanche immaginare“, però effettivamente è così.

In primis perchè non capita tutti i giorni, nella vita, di raggiungere un posto così “recondito” del mondo, se pur molto ben collegato. In “secundis”, solo chi è stato in Nepal può capire quello di cui sto parlando e solo chi c’è stato ha idea di quello che abbiamo visto (se pur poco) in Nepal durante i sette giorni passati nella Valle di Kathmandu.

Un viaggio breve ma intenso, come tutte le esperienze che qui abbiamo vissuto: gli odori che abbiamo percepito, i rumori (talvolte assordanti e decisamente fastidiosi) che abbiamo sentito, le persone che abbiamo conosciuto… il tutto è di una intensità incredibile.

Sono ormai passati quasi quattro mesi dal nostro rientro dal Nepal e, ancora oggi, stento a credere al viaggio che abbiamo intrapreso, a come lo abbiamo organizzato “pronti via”, ai posti che abbiamo visto e a come tutto sia filato liscio… come l’olio di senape.

Passano i giorni, le settimane, i mesi e poi passeranno anche gli anni ma il Nepal, il Nepal ed il viaggio che insieme (io e la mia compagna) abbiamo intrapreso ce lo portemo per sempre nel cuore. I posti che abbiamo visitato rimarranno per sempre impressi nei nostri occhi, il caos di odori nel nostro naso, i sapori sulle nostre lingue, i rumori delle strade nelle orecchie. Il Nepal per noi (ma credo lo sia stato anche per tutti coloro che lo hanno visitato e che negli anni a venire speriamo lo visiteranno) è stato uno “sconvolgimento” di emozioni, di sensazioni e, per quanto mi riguarda, di idee che avevo prima di partire.

Ancora oggi, passo decine di minuti davanti allo schermo del mio VAIO cercando di mettere insieme i pezzi di questo viaggio, cercando di mettere insieme “pensieri, emozioni, ricordi” da potervi raccontare; ma non mi riesce. La mia paura è quella di poter sembrare superficiale, eppure ci sarebbero così tante cose da dire e da raccontare; tantissimi aneddoti per ogni giorno e per ogni luogo che abbiamo visitato, e non trovo il modo giusto per farlo. Inoltre, visto quello che è accaduto negli ultimi tre mesi in Italia, volevo anche evitare di raccontare della distruzione causata dal terremoto dello scorso anno, e che meriterebbe comunque un post, su questo blog, a se stante.

Scrivere di un viaggio in Nepal senza finire nel banale poi non è facile. Su internet e sulla carta stampata di storie di viaggio e di diari sul Nepal ne possiamo leggere un’infinità e a me non va di “lasciarvi” con l’ennesimo report modello “Diario del Capitano”. Tra le cose, sarebbe stata una cosa da fare durante il viaggio stesso, ma non ho travato ne il tempo ne (giornalmente) la forza e la voglia di raccontarvi i nostri spostamenti, le nostre emozioni, le nostre sensazioni, i posti che vedevamo; ero troppo intento a riflettere e a godermi i momenti, ero troppo intento a respirare il Nepal.

Nei mesi che verranno però, cercherò di raccontarvi qualche aneddoto o magari qualche giornata di vita nepalese che abbiamo vissuto; oggi colgo solo l’occasione per condividere con voi quattro righe e qualche foto del nostro viaggio. Appena mi sarà possibile poi, editerò anche un video dei nostri “Sette giorni in Nepal” che poi caricherò sui miei canali di YouTube e Vimeo.

Come avevo scritto il giorno prima della partenza “il richiamo di quei luoghi sacri e ricchi di spiritualità “incastrati” tra Cina e India hanno smosso il nostro ago della bilancia sulla scelta della nostra vacanza last minute, preferita a quella negli Stati Uniti anche con lo scopo di partire per aiutare (nel nostro piccolo) l’economia locale che, dopo il terremoto del 2015, ha veramente bisogno di riprendere a vivere di turismo. Ed è stato così che abbiamo deciso di partire per il Nepal.

Come nostra consuetudine ormai, anche questa volta abbiamo prenotato e siamo partiti “pronti via”, senza sapere (prima di prenotare) che magari era il caso di prendere alcune precauzioni sanitarie. Fortunatamente, siamo riusciti ad organizzare tutto a puntino anche con il poco tempo che avevamo a disposizione e, in men che non di dica, eravamo pronti a partire, con al seguito anche una bella scorta di medicinali. Dico a voi che leggete: se pensate di partire per il Nepal, e avete solo pochi giorni per organizzarvi, leggete i miei consigli o il post che trovate a questo link che vi aiuteranno ad organizzarvi. Peccato aver scoperto quest’ultimo solo al nostro ritorno!

Con il poco tempo che abbiamo avuto a disposizione, e pur avendo letto un po’ di cose in giro sul web, siamo partiti per il Nepal sapendo poco e niente sulle tradizioni, sulla sua gente, sul posto che andavamo a visitare. Fortunatamente, avevamo riservato, tramite l’Hotel Planet di Bhakpatur, una guida locale espertissima: Keshab, aka Carlo.

Senza di lui non saremmo mai venuti a conoscenza di alcuni aneddoti veramente interessanti su luoghi, religione, persone, cibi e tradizioni. Carlo è risultato essere una pedina fondamentale nel nostro viaggio, senza di lui, se ci fossimo affidati solo alla guida della Lonely Planet, sicuramente saremmo tornati delusi dal Nepal e vi spiego il perchè:

  1. la versione italiana della Lonely Planet sul Nepal non è aggiornata al dopo terremoto. Troppe cose che vi sono descritte quindi non sono tali e, soprattutto, magari non sono più sul posto indicato, tanto da incasinarti l’orientamento (specie a Kathmandu).
  2. non riporta alcuni paesi della Valle di Kathmandu che meriterebbero anche molto di più di una semplice una menzione.
  3. non illustra alcune tra le cose più importanti da sapere, come per esempio il fatto che, nel paese di Gokarna, ci sia l’unica statua in Nepal che raffigura il Dio Brahmā.
  4. mette a dura prova le tue abilità di orientamento specie se, per deformazione professionale, sei abituato ad orientare una cartina in base a dei punti noti sul terreno. Ma questo lo avevamo già scoperto durante il nostro viaggio di Natale a Londra.
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Keshab, aka “Carlo”, la nostra guida, non  solo turistica. Senza di lui non avremmo portato a casa il ricordo che abbiamo del Nepal

Ma veniamo al nostro viaggio, o a parte di esso…

Dopo uno scalo epico di 17 ore al Terminal 2 dell’Aeroporto di Dubai (di cui magari vi racconterò un giorno), il nostro Nepal inizia sotto la pioggia torrenziale e nel traffico serale di Kathmandu. Ad aspettarci in aeroporto, il mini-van dell’Hotel Planet di Bhaktapur dove saremo ospiti per tutto il periodo. L’autista ci da il benvenuto sotto la pioggia, donandoci la tipica sciarpa bianca del buon auspicio tibetana e via… verso l’Hotel Planet di Bhaktapur, serpeggiando in mezzo al traffico infernale di Kathmandu, in puro stile “ora di punta milanese”.

Dire “traffico dell’ora di punta milanese” al confronto di tutto ciò che abbiamo visto durante tutta la settimana, è niente però. A Kathmandu ogni ora della giornata sembra sempre ora di punta per il traffico!!! Auto, camion, bus, bici e motorini circolano quasi senza regole, tanto da avermi ricordato un po’ il traffico di Kabul; con l’unica differenza che a Kabul circolavano veramente senza ordine (confondendo anche spesso il senso di marcia “all’inglese” con quello del resto del mondo) e non suonavano in continuazione il clacson.

Dopo il serpeggiare nel traffico e dopo aver serpeggiato in salita a causa del fango, arriviamo all’Hotel Planet di Bhaktapur (di cui vi parlerò magari più avanti sempre su questo blog, quindi seguitemi) precisi precisi per ora di cena, anzi… diciamo che quasi quasi stavano aspettando noi per cenare. Portiamo le valigie in stanza, ci diamo una rinfrescata veloce e siamo comunque pronti per la cena. “Chissà cosa mangeremo e soprattutto se mangeremo” mi dice Claudia (la mia compagna, nda).

In effetti un po’ il timore di non gradire la cucina tipica locale c’è sempre quando si visita un posto nuovo, specie con una cultura culinaria diversa dalla nostra. Ma la “paura” passa subito e, come vedremo nei giorni a seguire, il timore di tornare a casa smagriti e denutriti non s’è palesaro, anzi… la cucina dell’Hotel Planet di Bhaktapur ci ha stupito di giorno in giorno, deliziandoci e facendoci sperimentare nuovi sapori, oltre anche ai sapori tipici della cucina italiana 🙂

A tavola, la prima sera, abbiamo subito avuto modo di conoscere il resto degli ospiti del Planet, alcuni dei quali l’indomani o nei giorni subito successivi al nostro arrivo si sarebbero poi trasferiti in altre zone del Nepal per proseguire il loro viaggio. Praticamente, è “tradizione” dell’Hotel Planet far sedere tutti gli ospiti a questa sorta di mega tavolata, che dovrebbe avere lo scopo di far si che gli ospiti stessi possano condividere le esperienze di viaggio di ognuno e anche le proprie riflessioni riguardo ai luoghi visitati durante il giorno. Naturalmente, come troppo spesso accade, a tavola si coglie anche altrettanto troppo spesso l’occasione per spettegolare o per cercare di acquisire “informazioni” sugli altri, da “rivendere” poi, all’insaputa dei diretti interessati, ad altre persone. Questa cosa ci farà desistere, in un paio di occasioni, dal condividere (volontariamente) la cena con alcuni degli ospiti del Planet. Le persone non smetteranno mai di stupirmi, e devo dire che alcune, in particolar modo, non sanno proprio cosa voglia dire la parola “riservatezza”.

A fine cena, un Toscano Nobile (bellissima scoperta), una birra Everest e quattro chiacchiere con le persone giuste (tra cui una coppia di ragazzi di Napoli con i quali dobbiamo dire di esserci veramente trovati bene) chiuderanno la nostra prima sera in Nepal. A pensarci bene oggi, ed in questo preciso momento in cui sto scrivendo, tutto questo diventerà una sorta di “cerimonia inconscia” che si ripeterà praticamente ogni sera. Una “cerimonia” che ci permetterà di conoscere le persone che con noi condividono questo viaggio, scambiare opinioni, riflessioni ed accrescere il nostro sapere. Perchè in fondo, almeno secondo me, il vero piacere di un viaggio sta soprattutto in questo, non solo nel semplice partire. È proprio vero quindi che “Happyness only real when shared“, il che giustifica in parte anche il mio dedicare del tempo ad un blog, da tempi veramente “immemori”: condividere la felicità (o meno) dei momenti che vivo.

Nei prossimi mesi, spero, dedicherò del tempo anche a raccontarvi qualche aneddoto sul nostro viaggio, promesso. Per oggi credo di avervi rubato già abbastanza tempo. Seguite il mio blog per non perderveli e… aspetto i vostri commmenti 🙂

Note a margine:

  1. Il calendario ufficiale del Nepal ci precede di 57 anni
  2. Panauti, nella Valle di Kathmandu, è l’unico paese che non ha subito alcun danno a seguito del violento terremoto del 2015
  3. Durante il violento terremoto del 2015, il centro medioevale di Bungamati è stato completamente raso al suolo dalle violenti scosse e non verrà ricostruito
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2 pensieri su “Sette giorni in Nepal

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