La montagna non è per tutti

Sarebbe bene che molte persone che frequentano la montagna poco, male e con l’attrezzatura sbagliata iniziassero a starsene a casa loro o, magari, continuassero a frequentare solo e solamente spiagge, ciringuitos e disco bar modaioli vari come se ne vedono sempre di più sulle spiagge italiane e non… se proprio hanno voglia di stare all’aria aperta!

Caspita, non mi ci vedo proprio a parlare così della montagna, mi sembro uno di quei vecchi del CAI (Club Alpino Italiano, nda) che non poche volte ho sentito dire “ahhhhh sacrilegio, le biciclette sui sentieri di montagna non ci devono andare, i sentieri sono fatti per andarci a piedi” ma credo che tutto abbia un limite e per le persone come quelle che abbiamo visto scendere domenica dal Rifugio Rosalba sotto Grigna Meridionale, il limite è 250 metri s.l.m. (e sto concedendo già troppo).

Insomma, ma secondo voi è ammissibile riprendere la via di casa partendo da un rifugio di montagna, passando per prati (invece che sul sentiero ben bene curato e segnato), con una bottiglia di vino aperta in mano, completamenti ubriachi, urlando cose senza senso agli altri componenti del gruppo che nel mentre stanno scendendo dietro di te con il sedere a terra scivolando nemmeno fossero sulla neve? Ditemi voi, è possibile?  E’ possibile che una persona debba mettere a repentaglio la propria incolumità, quella dei suoi amici e, compresa nel prezzo, anche quella di tutti gli altri escursionisti che niente avevano da spartire con queste persone domenica mattina? Parliamo di bambini, adulti, persone di una certa età, turisti di ogni dove, amanti della montagna e anche gli stessi animali che vivono in questi luoghi.

Come giustamente afferma Gianluigi Ippolito, una guida alpina che opera sul Monte Bianco, in un articolo sul Corriere.it «Li fotografo perché sono il simbolo di un comportamento diffuso in Italia, ma spesso non ci ascoltano e non leggono i cartelli: è un problema culturale»

Ed è proprio così: è un problema culturale, niente di più.

L’italiano medio, non ce la fa proprio a crescere culturalmente e a diventare una persona civile, migliore ed intelligente… perchè amici miei, la “crescita culturale” non è solo quella personale del leggere, studiare e farsi una cultura sui libri o una cultura basata sulle proprie esperienze. In questo caso, crescere culturalmente vorrebbe dire “acculturarsi” sul come ci si dovrebbe comportare quando si esce di casa e si sta in mezzo alle persone, ovvero: educazione civica, sottospecie di capre!

Allora mi chiedo:

  1. Possibile che non ci arriviamo (e mi ci metto anche io in questo calderone)?
  2. Possibile che non capiamo l’importanza dell’essere delle persone civili, educate e magari anche rispettose di noi stessi, del prossimo e della natura?
  3. Possibile che dobbiamo sempre guardare l’erba del vicino più verde della nostra, ma non siamo così intelligenti da provare a coltivare la stessa erba?

Eppure abbiamo scritto il galateo, l’etica (o etichetta, che non è la stessa cosa che trovate sui capi firmati che acquistate per avere le sembianze del monaco) in casa nostra dovresse essere, appunto, di casa.

Meditate gente, meditate

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