Una giornata al Madebike di Madesimo (SO)

Era veramente tanto (forse troppo) tempo che non passavo qualche ora in bike park, ed il Madebike a Madesimo si è dimostrato il posto giusto per rinfrescarmi un po’ le idee

Approfittando dell’invito della vecchia guardia dell’ASD, della giornata di meteo power e delle temperature relativamente basse per le medie stagionali, due sabati fa ho fatto una capatina al bike park di Madesimo (Madebike, nda) per cercare di ritrovare un po’ di feeling con la mountain bike (perso chissà quando e dove) ma, soprattutto, con i sentieri più “da bike park” in vista del weekend di mountain bike al cospetto delle Dolomiti organizzato con la nostra associazione sportiva.

Era tanto che non giravo con Sandro e Tizy e non avendo ancora mai fatto del sano riding in bike park in compagnia di Dario (un nostro nuovo socio in ASD) ho approfittato della situazione e mi sono convinto ad andare. La giornata si prevedeva ottima, la compagnia idem, il mezzo al seguito (GT Ruckus in prestito da Riky, in attesa della nuova bike visto che la mia “Julie” l’ho venduta) non ne parliamo, strada facendo mi sono gasato ascoltando i Maiden… insomma, il pranzo è servito!

Godiamoci il panorama mentre la cabina sale

Tra le cose, pur avendoci organizzato un evento nel 2012, non mi era ancora capitata l’occasione di girare nel bike park di Madesimo e quindi ho preso la scusa dell’occasione anche per vedere da vicino i lavori che stanno portando avanti i trail builders locali.

Il viaggio non è stato dei più veloci e Madesimo, come tutte le località della provincia di Sondrio, non è proprio comodissima da raggiungere. Va si anche detto che io non sono stato poi così mattiniero sabato mattina e che ho sbagliato anche strada tirando dritto per Bormio invece di prendere per Chiavenna, ma tre ore di macchina per fare 130 km…

Curva che ti curva, tra un rallentamento e un altro arrivo al parcheggio nei pressi del centro sportivo di Madesimo e, gasato sulle note dei Maiden, scarico il GT Ruckus, indosso le protezioni, recupero il casco integrale e la maschera Maikun in test (thanks Vale), metto nello zaino “di tutto un po’ che non si sa mai” e mi “incammino” verso la cabinovia Larici.

Alla cabinovia becco subito Dario e poi, in successione, Tizy, Mirkino e Sandro già belli carichi e gasati dalle 2/3 run fatte; prendo anche io il mio biglietto per le risalite (3 ore al costo di 16€, caro ma non carissimo, non ho intenzione di rientrare a casa troppo tardi), salgo su una delle cabine con Tizy e via, si parte… inizia la giostra!

Facciamo brutto in cabina con Tizy!

Tizy mi racconta un po’ delle prime discese e mi spiega un po’ il flow locale. Poi ci mettiamo a parlare di “affari” per il futuro e in men che non si dica siamo in cima.

A scendere siamo solo io, Tizy e Dario. Sandro e Mirkino sono andati a recuperare i panini in macchina e li avremmo beccati di li a poco direttamente nella zona ristorante, dove c’è anche Paolino che però, a causa di un problema alla schiena, non può girare.

Accendo la telecamera e mi “lancio” dietro a Dario e Tizy e… la telecamera fa subito cilecca. Batteria scarica e memoria piena; a volte sono proprio un professionista di queste cose!!! Allora penso “vabbè, userò il supporto LifeProof e faccio un paio di video con l’iPhone“; come no, lo stesso che ho messo prima di partire nell’armadio in garage. Poco male, vorrà dire che non farò video. Mi spiace solo che non potrò far vedere le piste a Claudia.

Assodato che fotte sega della telecamera e dei video, preferisco impegnare la mia testa con altro, tipo fare bene le cose e migliorare la tecnica: dalla testa ai piedi, cerco di impostare al meglio le curve, stare con le gambe morbide e avere la miglior posizione possibile per affrontare al meglio la Larici, la “pista” rossa che stiamo percorrendo. Tra sponde tirate perfettamente a lucido, rocce e radici qua e là, un fondo lavorato decisamente bene, uno step up da rivedere, qualche doppio e due whoops, arrivo in fondo decisamente soddisfatto: pensavo peggio (anche se avrei potuto fare di meglio) ed i lavori su questa pista sono veramente notevoli. Well done!

Anche con Mirko facciamo brutto in cabina!

Riprendiamo la cabinovia e ne approfittiamo per farne un’altra prima di pranzo: questa volta tocca alla Baloon, la pista blu che scende sullo stesso fronte della Larici. Veloce e senza troppe asperità, idealmente dovrebbe essere una pista adatta a tutti, ideata sopratutto per chi magari è alle prime armi e vuole prendere confidenza con il “gravity”.

La volontà nel fare questo (da parte di chi l’ha ideata e di chi in questo momento lavora/cura questa pista) c’è o c’è stata anche in passato, però (secondo il mio modesto parere) cambiando un paio di cosette la pista ne guadagnerebbe in percorribilità, divertimento da parte di chi la percorre e riduzione della manutenzione da parte degli oeratori. Per esempio, si potrebbero aggiungere delle piccole “whoops” nei tratti dritti e (forse troppo) veloci per renderli più divertenti, si potrebbero alzare un po’ le sponde per aiutare i meno pratici a migliorare la tecnica in curva, si potrebbero inserire dei piccoli “panettoncini” di terra sempre a vantaggio del divertimento ma anche della percorrenza più fluida da parte di tutti; tutto questo anche per diminuire la manutenzione grazie al ridursi delle frenate brusche e delle conseguenti “brake bumps”. In questo modo li operatori potrebbero essere impegnati su altri fronti, come per esempio studiare nuove linee 🙂

Tornati nuovamente in cima ci fermiamo tutti insieme a mangiare un panino/pizza e bere una birra approfittando del momento per scambiare quattro chiacchiere e sparare un po’ di minchiate tra di noi… tanto per cambiare, su questo siamo dei veri campioni!

Dopo pranzo, il riding del pomeriggio riprende con un’altra rossa, questa volta sul versante opposto al precedente dove, come noterò più avanti, i tracciati sono molto meno lavorati e più “freeride”. Casuale o voluta, questa si che è stata un’ottima scelta da parte degli addetti ai lavori. I tracciati sono si più fisici, ma sono anche più divertenti per coloro che praticano da più tempo e, soprattutto, necessitano di molta meno manutenzione.

Iniziamo quindi il nostro freerdie dalla Made for fun (la prima pista che percorriamo su questo versante), una rossa molto fisica nella prima parte, divertente e tecnica nella seconda parte, decisamente tecnica nell’ultima parte. La pista “chiude” con un muro molto ripido dove la tecnica è tutto… ma anche il pelo sullo stomaco.

Sandro in azione sulla Made for fun

Presi bene dal freeride sulla Made for fun decidiamo di salire nuovamente per andare a provare la nera sullo stesso versante, e cioè la Valle delle streghe.

Pista down-hill old school molto fisica, tecnica e poco lavorata, la Valle delle streghe quest’anno presenta alcune varianti rispetto alle passate stagioni (almeno così mi dice Michele, il mio amico che sul posto gestisce un noleggio MTB).

Insieme alla Made for fun e all’altra rossa denominata Crestino (sempre sullo stesso versante) costituisce, secondo me, un incredibile potenziale per questo park.

Esclusi i 2 panettoni ed il doppio iniziali, il resto della pista è lavorata poco o niente; tutto è molto “freeride”, in un susseguirsi di tratti molto pendenti e contropendenze lungo il fianco della montagna ricchi di rocce e radici che formano gradini e dislivelli più o meno ostici ma che si fanno “piacevolmente” superare. Non essendo un grande manico, io ho dovuto mollare la presa in due o tre occasioni lungo la discesa, accompagnando la bike a mano per poi accorgermi che avrei potuto farcela in sella alla GT “sarebbe bastato mettere la ruota li e far scorrere la bike“. Sembra facile a dirsi, ma meno a farsi. L’età avanza e lo spirito di conservazione ha sempre più la meglio su endorfine e adrenalina!

Dario in azione sul doppio della Valle delle streghe

A fine discesa sono bello carico e risalirei a farmi anche la Crestino; purtroppo però il mio biglietto è scaduto (le tre ore sono finite) ed il divertimento si interrompe qui. Ne approfitto per fermarmi a bere una birra con Tizy e per poter parlare meglio di un progetto che, insieme ad un altro ragazzo, vorremmo avviare.

Finita la birra, saluto i ragazzi e, prima di tornare alla macchina, passo a salutare Michele del noleggio bike per scambiare due chiacchiere al volo. Visto che sono a Madesimo ne approfitto, considerato il fatto che non avevo mai avuto modo di passare a vedere la sua attività.

Tornato alla maccchina mangio i panini che mi aveva preparato Claudia mentre mi cambio. Carico di nuovo tutto a bordo e, spensierato e con il sorriso sulla labbra, sono pronto a prendere la strada di casa sperando di arrivare in un orario decente per poter accendere il barbecue!

Dopo 100 mt sono già fermo: un giovane MTB rider sul bordo della strada è di auto-stop. Mi fermo, lo faccio montare su visto che deve andare a Chiavenna e io sono di strada. Scambiamo quattro chiacchiere su riding e bici. Chiama sua mamma per avvisarla, io chiamo Claudia per dire che sono di ritorno. Lascio il ragazzo a destinazione e proseguo il mio “viaggio” di ritorno.

Mentre guido accendo un Toscanello Speciale,  mi godo le vibes della giornata e sono già proiettato verso Canazei… sono sicuro che sarà un weekend esagerato!

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